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IL KIAI

Ki: energia vitale, spirito; Ai: unione, incontro, conoscenza.

Il Kiai è l’espressione dell’energia vitale che è in ognuno di noi; lo spirito si attiva in vista di intraprendere un’azione e viene sospinto da un’energica determinazione che può manifestarsi in due modi:

internamente “musei no kiai” o con il grido classico “yusei no kiai”.

E’ fondamentale concentrare tutta l’energia nel basso addome lasciando che si sprigioni nel momento voluto.

Ricordare quindi che il Kiai non è solo un grido, ma deve nascere dall’addome ed esplodere in gola.

Momenti tecnici del kiai in combattimento:

1) Gridare per caricarsi (anche quando siamo spaventati).

2) Gridare quando l’avversario attacca e in quel momento, distraendolo, contrattaccare.

3) Gridare per distrarre l’avversario e quindi attaccarlo.

 

TANDEN – HARA

Per ottenere stabilità, equilibrio e potenza è molto importante concentrare l’attenzione nel tanden.

Il tanden è situato nella zona del basso ventre (hara), è il vero centro di noi stessi, del nostro corpo, è il fulcro dell’azione, della forza, della respirazione.

 MOKUSO, MUSHIN, SATORI:

Nel pensiero orientale un’importante meta da raggiungere è lo stato di “vuoto mentale” (Mushin).

Per noi occidentali questo concetto è molto difficile da comprendere, tentiamo però di capire che nella filosofia Zen il vuoto è l’opposto del nulla.

Nel pensiero buddista tutto esiste già dentro l’uomo e per raggiungere la perfetta conoscenza bisogna eliminare il superfluo, creare cioè il vuoto.

L’agire dell’uomo è, in genere, influenzato da paure, mistificazioni, pregiudizi e passioni che ottenebrano la mente, questi condizionamenti filtrano la realtà, deformandola. E’ solo liberandoci da tutto ciò che si fa spazio dentro se stessi e si riesce a vedere chiaramente; ci si muove allora, nella vita come in combattimento, con naturalezza, tranquillità e chiarezza.

Tutto l’addestramento dell’arte marziale tende al raggiungimento di questa liberazione, alla perfetta identità e simultaneità tra volontà e azione. Chi raggiunge questo stato è già sulla via dell’illuminazione (SATORI).

Per predisporre lo spirito nella pratica dell’arte marziale si ricorre all’esercizio del mokuso, un allenamento per svuotare la mente.

Il mokuso si esegue seduti in posizione “seiza” schiena diritta, testa composta, occhi semichiusi, si fissa un punto sul,pavimento a circa due metri.

Il primo gradino è arrivare a controllare la mente (susosu-kan); per fare questo concentra la tua attenzione nella respirazione.

Fai fluire il respiro, pur seguendolo consapevolmente; inspira lentamente e profondamente e prendendo coscienza del movimento del diaframma, espandi totalmente l’addome.

Espira altrettanto lentamente facendo fuoriuscire l’aria contraendo l’addome.

Per aiutarti ulteriormente nella concentrazione conta piano dall’uno al dieci e ripeti. Il conteggio deve essere in armonia con il tuo ritmo respiratorio.

L’esercizio quotidiano del mokuso ti donerà una sensazione di rilassamento, di quiete, di libertà da ogni tensione.

 

IL CONCETTO DI SEN O SPIRITO D’ATTACCO

Sen-sen-no-sen: I due combattenti hanno lo stessa intenzione nel combattimento, la stessa idea di attacco. Uno di loro però attacca per primo e sorprende l’altro che non ha neanche il tempo di parare o schivare; subisce totalmente il sen dell’avversario spiritualmente e fisicamente.

Sen: I due combattenti attaccano entrambi, i lori sen sono quasi uguali, uno però è più veloce dell’altro (allungo, velocità, intenzione). Tutti e due hanno sferrato l’attacco.

Go-no-sen: Tutti e due i combattenti hanno l’intenzione di attaccare, uno attacca per primo, l’altro vede la strada bloccata e senza mai cambiare la sua intenzione dovrà contrattaccare per altra via, schivando o parando, per poi reagire in entrata. Non dovrà mai in ogni caso pensare al bloccaggio o alla fuga ma sempre all’attacco.

 

NORME IMPORTANTI NEL COMBATTIMENTO

Kiwahayaku: andare sempre avanti con spirito di combattimento. Sempre avere idea di attacco.

Kokorowashizuka: nell’attaccare conservare sempre internamente grande calma e freddezza. Avere altresì grande determinazione nell’attacco e non impaurirsi della forza dell’avversario o della sua fama. Mai attaccare con frenesia, mai perdere il controllo di se stessi.

Miwakaruku: ricordare che la migliore difesa è l’attacco. Sempre attaccare con grande velocità d’azione. Attaccare altresì con movimento morbido, mai rigido; scatti repentini avanti, indietro, e ai lati.

Mewahakirakani: per avere visione più ampia nel combattimento non guardare mai fisso negli occhi il proprio avversario. Guardalo invece integralmente e dietro a lui due o tre metri, per avere ulteriori possibilità di strategia.

Wazawahageshiku: quando si attacca si deve sempre farlo con determinazione e in profondità. Usare le proprie tecniche come un coltello tagliente.

 

 

 

 

 

Norme del combattimento in calligrafia autentica del Maestro Suzuki

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MOTTO DEL SAMURAI

KIKIOJI:  avere paura, prima di combattere, della fama dell’avversario.

MIKUZURE: avere paura della fierezza e della forza dell’avversario.

FUTANREN: non essere sufficientemente allenati.

Ognuno di questi punti negativi è sufficiente per perdere il combattimento.

MASSIME SU CUI MEDITARE

KARATE NI SENTE NASHI: un karateka non deve mai, ne fisicamente, ne mentalmente aggredire per primo.

KUNSHI NO KEN: l’arte del pugno è quella di un saggio.

FUDOCHI (FUDO SHIN): in ogni momento critico mai perdere la lucidità mentale, anche davanti alla morte rimanere imperturbabili.

KI KEN TAI NO ICHI: coordinazione della mente, del corpo e della tecnica in ogni aspetto del tuo allenamento.

ICHI GO ICHI E: vivi l’azione, (l’allenamento), come se fosse l’ultima volta della tua vita.

SU HA RI: è un’altra espressione dell’arte marziale: SU: indica la base L’allevio deve copiare fedelmente la tecnica del maestro. HA: senza alterare la base, dopo molti anni di pratica, l’allievo sviluppa tecniche nuove. RI: la fase illuminata (satori). E’ il più alto livello possibile. Tutte le tecniche si esprimono automaticamente senza essere pensate.

 

DOJO KUN (MASSIME DEL DOJO)

Queste massime sono 'MESSAGGI' atti a rafforzare lo spirito degli studenti del Karate.

 1) REISETSU O MAMORI (Sempre sottostare alle regole). Nel Dojo una buona etichetta deve osservare le seguenti regole.

2) SHINGI O OMONJI (lo studente deve avere lealtà verso il proprio istruttore). Questa è la cosa più importante nell'arte marziale.

3) JOJITSU NI OBOREZU (Istruttore e studenti non sono uguali). Fuori dal Dojo tu puoi essere amico con il tuo Sensei (Maestro), ma non approfittare mai di questa amicizia.

4) SHINKENMI NI TESSEYO (Sii serio nel tuo allenamento).

 

GICHIN FUNAKOSHI (1868-1957):

I venti precetti della via karate.

1)       Non bisogna dimenticare che il karate comincia con il saluto e termina con il saluto.

2)       Nel karate non si prende l’iniziativa dell’attacco.

3)       Il karate è un complemento della giustizia.

4)       Conosci dapprima te stesso, poi conosci gli altri.

5)       Nell’arte, lo spirito importa più della tecnica.

6)       L’importante è mantenere lo spirito aperto verso l’esterno.

7)       La disgrazia proviene dalla pigrizia.

8)       Non pensare che si pratichi karate solamente nel dojo.

9)       L’allenamento nel karate si prosegue lungo tutta la vita.

10)    Vedi tutti i fenomeni attraverso il karate e troverai la sottigliezza.

11)    Il karatè come l’acqua calda, si raffredda quando si smette di scaldarla.

12)    Non pensare a vincere, ma pensa a non perdere.

13)    Cambia secondo il tuo avversario.

14)    L’essenziale in combattimento è giocare sul falso e sul vero.

15)    Considera gli arti dell’avversario come altrettante spade.

16)    Quando un uomo varca la porta di casa, si può trovare di fronte a un milione di nemici.

17)    Mettiti in guardia come un principiante, in seguito potrai stare in modo naturale.

18)    Bisogna eseguire correttamente i kata, essi sono differenti dal combattimento.

19)    Non dimenticare la variazione di forza, la scioltezza del corpo e il ritmo nelle tecniche.

20)    Pensa ed elabora sempre.