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INTERVISTA A  KOBAYASHI SENSEI

di Paci Gallo

maggio 2015

 

Paci:  Kobayashi Sensei i miei ragazzi hanno avuto il piacere di allenarsi con lei per quasi un’intera settimana ed è stato un periodo impegnativo e di grande soddisfazione per tutti. I miei allievi, però, vorrebbero sapere qualcosa di più e perciò le pongo alcune domande:

P.: Quando è nato Maestro?

Kobayashi Sensei: il 15 febbraio 1947 a Tokyo

P.: A che età ha cominciato karate?

K.S.:  A 13/14 anni ho cominciato a praticare un po’, poi ho abbandonato, per riprendere a 18 anni al karate club dell’Università. (NIHON UNIV karate club di Tokio)

P.: Al karate club dell’Università ha quindi conosciuto il fondatore del Wado ryu , il grande M. Hironori Ohtsuka.

K.S.: Lui, il grande Maestro, lo vedevamo circa una volta al mese per un allenamento e poi allo stage estivo che durava circa 10 giorni.

P.: Deve essere stato emozionante  e straordinario avere l’insegnamento del M. Ohtsuka

K.S.: Lui era una persona molto tranquilla e distaccata, le sue lezioni, a noi cinture nere, erano per lo più lezioni sul kihon e sul kata, Pinan kata e specialmente, ricordo, amava insegnare molto spesso Pinana Yon dan.

P.: Ma niente di più? Nessuna tecnica o esercizio particolare?

K.S.: Raramente, molto kihon, Pinan kata, e poi c’era il Kumite. Ai corsi estivi anche un po’ d’altro, come Kihon gumite , ma io ricordo molta base e insegnamento preciso su questa.

P.: A quell’epoca (anni 60) chi c’era all’Università nel gruppo dirigente?

K.S.: A capo dell’organizzazione c’era Mano Sensei, poi Koichi Sensei, già allievi del maestro Ohtsuka. Coach era Tanabe Sensei, uno dei tre fratelli, ed anche Arakawa Sensei era un allenatore.

P.: Quante ore di allenamento si facevano a quel tempo?

K.S.: Ogni giorno circa tre ore, un’ora al mattino e due alla sera.

P.: Quando ha visto per la prima volta il Maestro Suzuki?

K.S.: A Londra all’inizio del 1973 (sono tornato in Giappone nel 1979) ho lavorato assieme a lui, nel suo dojo,  per ben sei anni, il primo anno ho anche abitato in casa sua. Ogni mattina, se lui non aveva altri impegni, andavamo al parco di fronte casa sua e ci allenavamo, molta ginnastica e poi karate.

P.: Anche kumite?

K.S.: Certo, non sempre, ma a Suzuki Sensei piaceva, in quel periodo era anche abbastanza giovane e il suo kumite non aveva mai fine....io dopo 10/15 minuti dovevo arrendermi ... lui non si stancava mai.

P.: Con Suzuki Sensei quindi ha anche imparato altre tecniche particolari come difesa da coltello, kata superiori, ecc...?

K.S.: Con Suzuki Sensei ho allenato molto del programma classico, a lui piaceva tutto del karate, provare, sperimentare, innovare...era molto perfezionista ed esigente.

P.: Io dico sempre ai miei ragazzi che Suzuki Sensei è stato il più grande artista marziale, sia per mentalità che per capacità tecnica,  che ho conosciuto. Lei condivide questa mia opinione?

K.S.: Certo, lui era un grandissimo! Prima della morte di Sensei, mi telefona un amico da Londra dicendomi che "il Maestro sta male e pesa meno di 40 kg", subito mi mobilito per andare a trovarlo...pesava 37 kg, ma ancora parlava quasi esclusivamente di karate e mi mostrava alcune tecniche... pretendeva che la moglie lo accompagnasse quasi tutti i giorni al parco per fare un po’ di allenamento...le sue ultime parole per me furono: “Kobayashi lavora bene...con il karate e vai sempre avanti...” . Dopo 3 giorni dalla mia visita Sensei è morto. La cerimonia funebre si è tenuta venti giorni dopo ed io sono tornato per la seconda volta in poco tempo a Londra per onorare Sensei.

P.: Ho grande considerazione e rispetto per ciò che mi ha appena riferito Maestro Kobayashi.

P.: In un giorno dello stage appena trascorso, Lei ha fatto vedere i suoi tetsu geta (zoccoli di ferro), si allena spesso con questo strumento?

K.S.: E’ un tipo di allenamento “antico”, anche Suzuki Sensei lo praticava in Giappone, penso anche a Londra per un certo periodo... io mi alleno ogni giorno di mattina con gli zoccoli di ferro, circa 100 calci con entrambe le gambe.

P.: Maestro, è impressionante!

K.S.: Questo mi dà molta sicurezza per la mia condizione fisica... li porto con me in ogni posto dove vado ad insegnare.

P.: Quando è tornato in Giappone nel 1979 che ruolo ha svolto?

K.S.: Dopo poco tempo sono diventato allenatore della scuola superiore Meisei della Università Nihon e questo ruolo di Coach lo ho rivestito fino al 2010.

P.: Devo sottolineare per i miei ragazzi che il suo ruolo di Coach al N/U karate club è stato fondamentale per i moltissimi successi del club stesso, sottolineo anche che Lei ha ricoperto il ruolo di docente part-time nella stessa Università nel dipartimento di letteratura e scienze e che è Vice-presidente della Federazione di karate nella prefettura di Yamanashi e Maestro di grado superiore nella Associazione Japan-Sports.

P.: Oltre ad insegnare in molti posti in Giappone, Maestro, possiede anche un dojo personale?

K.S.: Si , due dojo privati, uno a Tokyo ed uno a Yamanashi Ken .

P.: Maestro, a che posto nell’insegnamento di karate, oltre alla tecnica, mette la mente e l’educazione?

K.S.: Tu sai benissimo che tutte queste cose sono molto importanti... karate non è karate se non riflette tutte queste cose.

P.: Il suo pensiero su karate-Budo, karate-Sport, karate-Ricreazione?

K.S.: C’è bisogno di tutti e tre, anche tu mi dici che fai così...hai molti allievi, ma non tutti pensano a karate sport...tanti vogliono altro e quindi tu devi poterglielo dare.

P.: Maestro Kobayashi insegna ancora goshin jutzu nelle sue lezioni o non più?

K.S.: Ho insegnato difesa personale, ma da molti anni non più, ora mi dedico esclusivamente a karate/competizione, ho molti giovani e bambini e il tempo è sempre poco, loro hanno bisogno di tutto il mio tempo, però il mio insegnamento nel karate/sport/competizione è fatto nello spirito e mentalità Budo: gioco, divertimento, ma molto sacrificio e disciplina!   

P.: Quanti giorni di allenamento fanno i bambini?

K.S.: I bambini si allenano 5 giorni alla settimana e poi moltissime domeniche, circa 25 volte all’anno  hanno gara.

Ogni volta che  c’è competizione io organizzo una lezione specifica il giorno prima.

P.: E i genitori che rapporto hanno con Lei.. con karate?

K.S.: I genitori sono interessati quanto i loro bambini, in modo diverso, ma hanno molto a cuore il karate dei loro figli... mi telefonano spesso dicendomi di essere molto esigente con loro negli allenamenti, poi molte volte assistono alle lezioni. Quando ci sono le gare partecipa tutta la famiglia, anche i nonni, se ci sono, per loro è una vera festa.

P.: Purtroppo da me è diverso... alcuni genitori si interessano poco a karate, agli allenamenti dei loro figli e ai loro progressi...per me è un vero rammarico, non si rendono veramente conto quanto sia importante quello che cerchiamo di dare loro.

P.: Maestro Kobayashi, forse qualche mio allievo vorrebbe sapere qual era la sua tecnica preferita quando faceva competizioni.

K.S.: Era mawashigeri, mawashigeri sinistro a chudan.

P.: E l’allenamento al makiwara? lo fa ancora? i suoi ragazzi lo praticano nel suo dojo?

K.S.: Makiwara training non interessa più, era una espressione particolare dell’arte del karate che adesso gli atleti non ricercano più per vari motivi. Oggi karate è espressione di dinamismo, elasticità, atletismo, massima scioltezza muscolare. Karate in funzione della competizione. Sono tanti anni che se ne parla, ma forse un giorno karate/sport entrerà ai giochi olimpici e allora ci sarà la vera esplosione positiva di questo sport!

P.: Allora io e lei forse diventeremo ricchi?!

Il Maestro alla mia battuta fa una simpatica e affettuosa risata.

P.: Ora per i kata ci sono i shitei (omologati, obbligatori) e così per il nostro stile sono stati scelti : Seishan, Chinto, Kushanku, Niseishi con strade ben precise...

K.S.: Non c’era alternativa, abbiamo già commentato assieme certe cose... dobbiamo solo accettare. Gli shitei si debbono eseguire così ,  oggi è importante allenare questi kata con quelle particolari tecniche e differenze, sopratutto per chi deve gareggiare. Per gli altri kata non ci sono problemi.

P.: Maestro cosa pensa del karate femminile?

K.S.: E’ molto popolare nel mondo e sia in Giappone che fuori lo diverrà sempre di più, sia per il kumite che per il kata. La percentuale odierna in Giappone attualmente è circa 70% uomini e 30% donne, ma aumenta anno per anno...E’ FORTE L’IDEA CHE KARATE DIA UN’IMMAGINE POSITIVA ALLA PERSONA!

P.: Maestro, cosa pensa del kiai sia fisico che come idea/concetto/cultura?

K.S.: E’ molto importante! Kiai è energia, volontà, determinazione...se non c’è kiai non c’è arte marziale, non c’è karate. Anche i preti buddisti, quando muore una persona , allontanano “il negativo” da questa persona con un forte kiai.

Il kiai è molto integrato nella nostra cultura giapponese.

P.: Maestro Kobayashi, ringraziandola a nome di tutti i miei allievi per questa intervista e per i bei giorni trascorsi assieme in dojo, quali ultimi consigli potrebbe offrirmi per affrontare anche con il suo pensiero i miei futuri allenamenti?

K.S.:  Far crescere quanto più possibile il livello tecnico ed emotivo dei bambini, allenarli intensamente, loro sono il futuro, da loro potresti avere grandi soddisfazioni, non tutti i bambini sono uguali, ci sono bambini più volonterosi di altri, questi devono essere curati con maggiore attenzione, questi andranno avanti e garantiranno la continuazione del tuo lavoro. Devono allenarsi tutti i giorni, a casa e  in dojo. Un’altra cosa...io e te in questi giorni abbiamo parlato moltissimo di Suzuki Sensei... ecco continua a pensare a lui, a quello che ha fatto e a quello che è stato fino agli ultimi giorni della sua vita.

P.: Domo Arigato Sensei.